L’ampliamento della Bocconi, progettata da Grafton Architects, è stata inaugurata nell’ottobre 2008.
Il progetto dell’ampliamento si relaziona direttamente con il discorso architettonico locale e, più specificatamente, con riferimento alla tipologia degli edifici del mercato medievale: il nuovo edificio h un rapporto osmotico con lo spazio pubblico, che dall’esterno entra all’interno, unitamente alla pavimentazione tipica di Milano. La grammatica formale, l’estetica ricorda quella del moderno italiano. La struttura principale, scultorea, chiusa e sporgente verso l’esterno si affaccia, nella nuova piazza, con il foyer vetrato su entrambi i lati, posto al di sotto dell’aula magna, che funge da mensola. Alle funzionalità della parte bassa con aule, foyer e auditorio e quelle della alta, costituito da stecche di uffici, l’asse principale si suddivide tra il campus e il centro urbano. Le molteplici relazioni spaziali fra dentro e fuori, sopra e sotto collegano fra di loro questi due “universi differenti”.
La massiva architettura milanese viene reinterpretata con sensibilità anglosassone, per la gestione della luce e la commistione di volumi. La volontà di Yvonne Farrell and Shelley McNamara, vincitrici del concorso internazionale ad inviti bandito nel 2002, era quella di dar vita ad un luogo che non fosse percepito come “alieno”, come un’”importazione”, ma come un pezzo di quella specifica realtà urbana. Catturate dalla solidità e materialità dell’architettura locale, che però nasconde piccoli tesori interni, e dal vicino mercato del Broletto, lo studio Grafton ha ideato il nuovo complesso in modo che esso divenisse permeabile ed aperto alla città rispecchiando in pieno la vocazione pubblica del campus universitario.
Il nuovo edificio occupa un lotto quadrangolare, di 70x160m, incuneato fra viale Bligny e Via Roentgen, all’interno del complesso universitario dell’Università Bocconi, all’interno del quale, sono situati altri organismi architettonici di architetti quali Pagano, autore della prima sede del 1941, Muzio progettista dell’ampliamento del 1966 e Gardella occupatosi di quello inaugurato nel 2001. In un contesto già complesso il nuovo ampliamento si colloca in qualità di filtro con la città: complesso e frammentato, si costituisce di vari corpi di fabbrica i quali si sviluppano su sei piani fuori terra e un basamento comune che li connette con tre piani interrati. Il risultato è un luogo articolato definito da volumi compatti e sospesi su corti e spazi semi-pubblici, introversi ed estroversi. L’enorme foyer dell’aula magna, le corti interne, i terrazzamenti ai vari livelli si conformano tutti tramite superfici con grandi luci, sbalzi, grandi squarci e aperture che permettono alla luce di penetrare illuminandoli.
I corpi dove trovano posto le aule per la didattica, gli uffici, una biblioteca e la grande aula magna, si intersecano fra loro, creando-negli interstizi-pozzi di luce che “agguantano” e illuminano quasi a giorno anche livelli posti a nove metri sotto il suolo.
Questo articolato sistema, vetrato e arioso all’interno, all’esterno è racchiuso da una cortina compatta in pietra, fatta “slittare” all’indietro rispetto alle due arterie stradali che ne definiscono il lotto, in modo da creare uno spazio pubblico esterno, un “fermentatore di attività sociali” che è il filtro con il caos della città ma anche la guida, l’invito per il visitatore verso il cuore dell’edificio. L’estremità nord, che fronteggia Viale Bligny, si rivolge alla urbanità con un alzato che è lo spunto per creare una “finestra sulla città”, simbolo del contributo culturale che l’Università Bocconi fornisce alla vita cittadina. Peculiarità di questo alzato è il volume a sbalzo inclinato dell’Aula Magna, con mille posti a sedere e funzionante da vero e proprio teatro, con torre scenica e palco mobile.
La platea conforma esternamente un grande foyer, uno spazio semi-pubblico, chiuso da una superficie in vetro; altro elemento dominante i prospetti è la biblioteca intesa come un solido volume aggettante, sospeso sulla strada. L’idea era quella di realizzare uno “scudo roccioso”, costruito con un materiale di grande impatto materico e visuale, come la pietra “Ceppo di Gré”, tipica dell’architettura milanese. All’interno, gli uffici della ricerca son sospesi, in un labirinto che sale piano con una rete interattiva di cortili, ponti, terrazze e corridoi che stimolano sovrapposizione con la possibilità di movimenti orizzontali e verticali.
Per le pavimentazioni di ogni area connettiva, vista anche la quantità di utenza, il target e la conseguente usura, ma anche per gli uffici di tutti i piani fuori terra, è stato scelto un materiale estremamente resistente: le lastre di Azul Bateig. L’aspetto cromatico di questa pietra, si sposa perfettamente con gli altri materiali impiegati nell’edificio – cemento faccia a vista, Ceppo di Grè e vetro – offrendo alle superfici calpestabili la resistenza necessaria e tutti i vantaggi prestazionali propri del grés porcellanato, in un dialogo senza fine con il tutto.
Un luogo contemporaneo per la produzione del sapere, una idea che è la sintesi che compone tutta l’architettura: contesto, funzione, costruzione, composizione.
Architetto:Grafton Architects – Yvonne Farrell, Shelley McNamara (directors), Gerard Carty, Philippe O’Sullivan, Simona Castelli (project architect)
Localizzazione: via Roentgen, viale Bligny, Milano, Italia
Cronologia: Progetto 2001(concorso)-2002/2008(progetto)
Committente: Università Commerciale Luigi Bocconi
Ingegneria: Studio Ingegneria E. Pereira
Impresa: GDM Costruzioni S.p.a.


































































































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