João Luís Carrilho da Graça – Chiesa e Centro Parrocchiale – Portalegre

La chiesa è situata nella periferia della città di Portalegre, in Portogallo.
L’edificio ha permesso a João Luís Carrilho da Graça di riflettere su un brano di città che -pur mancando di grande qualità urbanistica- è comunque fortemente partecipe del sistema o semplicemente una realtà integrabile al suo contesto.
La proposta è un atto estremamente sintetico che genera forme genuine e consistenti tramite concetti che, seppur estremamente personali, sono identificabili limpidamente. Di questi, tre risultano essere estremamente interessanti: impianto urbano, coerenza e spazialità. In questo progetto, Carrilho, invece di dare vita ad un’architettura monumentale, di grande impatto fisico e simbolico, chiarisce che l’autentica identità dell’opera supera i semplici dettagli del programma, trascendendone – chiaramente – l’obiettivo intrinseco e costituendo la manifestazione sensibile di un modello di adattamento al contesto, da cui emerge con un impianto di tale chiarezza compositiva da definire tutta l’opera.
La chiesa insiste sulla parte terminale di un isolato in accentuata pendenza verso sud, tentando di chiudere lo schema introdotto dalle unità abitative preesistenti – perpendicolari al declivio – con due corpi che si relazionano volumetricamente con queste, definendo la scala delle strade circostanti e configurando assieme alla chiesa che li unisce, il sagrato.
La complessa relazione fra le differenti quote viene risolto il sezione, nella quale l’articolazione dei corpi è risolta in modo estremamente compiuto: i tre prospetti interni risultano fissati al livello del sagrato, nonostante la notevole pendenza del terreno all’esterno. La chiesa rimane arretrata verso la porzione interna del complesso e stabilisce da un lato un rapporto visivo con il declivio risultante dal “movimento” delle quote del terreno, dall’altro un rapporto estremamente fisico con la città attraverso lo spazio risultante. Questo è uno spazio fondamentale, interpretabile come una nuova declinazione del sagrato delle chiese che noi tutti abbiamo interiorizzato nella nostra coscienza collettiva, o se volete, più eruditamente al chiostro, tema calzante se si prende in considerazione che nel progetto è incluso un insieme di attività subordinate e complementari alla chiesa (i centri parrocchiale e sociale).
Il senso di grande continuità spaziale è pertanto rafforzato dalla programmatica gerarchia degli spazi e dell’atrio che intensifica il passaggio fra complessità urbana, l’immagine naturale offerta dall’immagine del declivio e quello artificiale, il cui l’attore è il rapporto che si stabilisce fra le superfici vetrate, inquadrate dalle porte volutamente dipinte nere che così scompaiono nel forte contrasto con l’immensa parete intonacata bianca, sospesa.
La scelta di alleggerire la grande volumetria sfruttando la morfologia del terreno costituisce solo una parte per diminuire l’impatto della costruzione sul pendio: la straordinaria combinazione delle facciate laterali -soltanto intonacate di bianco e provocatoriamente cieche e che inaspettatamente sottolineano l’inclinazione della strada con la suddivisione dei piani della facciata principale, sfasati non solo sul piano orizzontale ma anche su quello verticale così da definire gli accessi alla strada del resto del complesso, accentua la forte linea d’ombra che segna la base orizzontale di ciascuno di questi piani discontinui in un percorso che conduce sino all’ingresso della chiesa -l’ombra consente di trasformare la difficile risoluzione della pendenza della strada e dell’ingresso al sagrato in un esercizio di enorme plasticità.
Sul prospetto principale, la collocazione inclinata del grande piano sospeso, ignaro della gravità, introduce agli effetti ricercati -la sua rientranza centrale e l’apparente simmetria che si deduce dalla presenza di rampe in granito vengono immediatamente messe in discussione dalla sistemazione dell’unico albero esistente. Questa parte della facciata in bilico assume strategicamente una grande leggerezza, dimostrando al medesimo tempo la capacità di accentuare la presenza della chiesa tramite il controllo delle proporzioni e della spazialità e la sublimazione dei materiali, senza togliere intensità alla sua lettura.
E’ qui, fra la logica di un edificio istituzionale, l’emozione da esso provocata e l’astrazione ricercata del progettista nei confronti di una realtà cui non poteva riferirsi, che incontriamo la natura della provocazione di dare alla città l’asciuttezza di una serie di piani bianchi.

Architetto: João Luís Carrilho da Graça
Strutture: A. da Fonseca, AFA consultores de engenharia
Committente: Fabricà de Igreja Paroquial da Freguesia da Sè
Localizzazione: Portalegre, Portogallo
Dati dimensionali: 3.050 mq superficie totale
Cronologia: 1993(progetto)-2008(realizzazione)

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