Mauro Galantino – Complesso parrocchiale del Gesù Redentore – Modena

L’edificio, esito finale di un concorso a inviti bandito dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2000, è situato nella periferia sud, in un contesto urbano poco caratterizzato, a ridosso di abitazioni di altezza media e lungo un ampio asse infrastrutturale non lontano dalla ferrovia.
Il complesso si innesta nel sito con i suoi due corpi di fabbrica principali: da una parte i servizi parrocchiali, dall’altra la chiesa, la cappella feriale, le abitazioni del clero e la casa di accoglienza per anziani. I due corpi, poi, sono connessi da una galleria che chiude il grande spazio aperto intermedio che, sopraelevato rispetto al piano stradale, si apre verso la città, fungendo-al contempo-da sagrato, piazza e corte.
Il loggiato colonnato, sui due lati del sagrato, rilegge l’antico schema del quadriportico paleocristiano e, in più, corrisponde al peristilio di una villa romana ritrovata durante i lavori di cantiere, che hanno portato alla luce basi di colonne e mosaici.
Il ruolo pubblico, ancor prima che sacrale, di questo spazio è rimarcato dalla presenza di una lunga panca sotto le logge.
La chiesa appare esternamente come composta da volumi quasi completamente ciechi. Il setto di calcestruzzo finito ad intonaco bianco, verso il sagrato, accoglie quelle soluzioni che connotano il prospetto principale: il portale monumentale con un taglio allungato è affiancato, per tutta l’altezza, da un rivestimento in pietra grigia sulla parete; parete utilizzata, poi, per l’esonartece. Il nartece, di scala ridotta, diviene la sede di uno degli accessi ma, onde evitare di entrare in contraddizione con il portale maggiore, vieni disposto parallelamente al prospetto principale. L’intero sistema è coronato con una chiusura trapezoidale che raccoglie, congiungendosi con esso, il setto verticale a sinistra della facciata.
Verso la parte della strada il complesso appare essere ancora più ermetico; sul terrapieno a scarpa si impostano i volumi del battistero, della chiesa e della cappella feriale. Le sole aperture visibili all’esterno sono le bucature e i tagli individuati in modo irregolare. A fianco, schermate da un setto cieco, la cappella e l’aula, con un profilo che va rastremandosi progressivamente e scandito da prese di luce in alto. Il campanile, definito da un paio di setti paralleli e da una scalinata, ha le campane in vista e si trova oltre il sagrato.
La soluzione, senza dubbio, più interessante e complessa, è quella che caratterizza gli spazi destinati al rito liturgico; l’aula si imposta, compositivamente, su un doppio sistema di assi “strutturanti” seguendo un profilo quadrangolare. Il primo, parallelo alla facciata su strada, ha origine col portale per poi proseguire al fianco della vasca battesimale ottagonale per concludersi con la cappella feriale. La vasca forma una grande fontana che genera una vera e propria piscina a cielo aperto, protetta dal muro che la separa dal strada.
Sull’asse secondario, perpendicolare al precedente, si dispongono ambone, altare e orto degli ulivi, visibile dagli spazi indoor attraverso una grande vetrata ma separato dalla strada, ancora una volta, da un muro. L’altare si trova di fronte alla lunga finestra che separa l’interno dall’hortus conclusus degli ulivi, che riprende il tema trattato nell’abside e, ancora, fontana e orto diventano cardini della caratterizzazione naturalistica che da enfasi al significato della liturgia.
L’introduzione di una doppia cromia, il rosso ottenuto con cocciopesto che dialoga con il candore puro del bianco dell’intero edifico, che dalla porzione retrostante l’altare si estende alla controfacciata fino alla fonte battesimale, per poi andare all’esterno con il muro che, chiudendo la fontana, affianaca la cappella dell’eucarestia.
Il complesso si connette agli spazi immediatamente limitrofi attraverso una serie di soluzioni significative: la gradinata sulla controfacciata, a mo’ di matroneo, funge da endonartece allungato; la rampa per accedervi, invece, dialoga con la cornice monumentale del portale. Dalla parte opposta trovano luogo la parete curva e forata che accoglie sagrestia e spazio ludico, con la scala che permette l’ingresso agli ambienti delle residenze. Centralmente lo spazio è dominato dall’altare, su un presbiterio rialzato.
Seppur privo di finestre che aprono direttamente verso l’esterno, il volume non è affatto chiuso: contrariamente, le fonti luminose principali-la vetrata sull’orto e sulla fontana, hanno proprio il ruolo di rarefare la scatola muraria, così come l’esonartece. Anche la copertura, non più come diaframma, contribuisce al sistema: è una grande “vela” che re-indirizza la luce zenitale apparendo come elemento “aereo” quasi sospeso, senza sostegno.
L’orto è uno spazio verde sopraelevato che mostra la propria superficie erbosa all’interno della chiesa e, piantumato con tre ulivi, evita l’abbagliamento perché disposto a nord.
La cappella è illuminata da un lungo taglio, basso e allungato, su tutta la parete laterale, che si affaccia direttamente sull’acqua generando effetti di rifrazione enfatizzati dal muro colorato che delimita la fontana. Essa, si proietta verso i corpi destinati alle residenze e unitamente alla chiesa definisce due dei lati della corte su cui le abitazioni si affacciano.
I volumi ciechi dei corpi degli edifici religiosi fronteggiano e contrastano con le ampie aperture a nastro che caratterizzano le residenze.
La continua ricerca di smaterializzazione dell’involucro architettonico attraverso i sistemi di penetrazione della luce riconduce a tematiche teologiche, letterarie nate nel dopoguerra e diffusesi anche sul territorio italiano, con il preciso intento di trasmettere una idea di Chiesa quale casa dell’ecumene e non come semplice monumento.

Architetto: Mauro Galantino
Localizzazione: Corso L.Da Vinci 2, Modena
Committente: Arcidiocesi di Modena-Nonantola, Commisione Episcopale Italiana
Cronologia: 2001(concorso)-2005(prog.esecutivo)-2008(realizzazione)
Dati dimensionali: 7.570 mq superf. utile, 19.000 mq opere esterne
Strutture: Sajni e Zambetti; Claudio Tavori-Ingegneri Riuniti Modena
Impresa: Generali2, Modena


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  • miriam

    Grazie per la risposta. E' la mia parrocchia e mi piace molto. Ho fatto anch'io tante foto ed ho pure fatto un'audiovisivo. Non male direi….

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