Mostra Pier Luigi Nervi – Architettura come Sfida

Dopo la tappa inaugurale di Venezia e quella al MAXXI di Roma, la mostra itinerante che illustra il lavoro dell’ingegnere architetto Pier Luigi Nervi, in occasione dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è attualmente ospitata nella prestigiosa sede di Torino Esposizioni, padiglione progettato dallo stesso Nervi e costruito tra il 1947 ed il 1954.
L’esposizione sta avendo una notevole risonanza e, dopo la permanenza torinese, fino al 19 luglio, andrà oltreoceano, (Cina e USA) dove il celebre ingegnere costruì molto e fu molto apprezzato.
La mostra è, dopo tutto, abbastanza modesta e ridotta, ma permette di apprezzare un personaggio davvero geniale, come pochi, che però, a differenza di altri, è rimasto sempre un po’ nell’ombra, non godendo appieno della fama che gli spetterebbe a tutti gli effetti. È del resto a lui che si ispirano molti architetti tra cui un ben noto Calatrava, che però, dopo una prima fase, del maestro non ha poi saputo mantenere il rigore che connette alla realtà ed alla città i suoi progetti, sfociando in una sorta di manierismo.
Nervi è infatti una delle poche figure che si può davvero definire come un ingegnere/architetto fatto e concluso. Con le sue strutture crea edifici che sono poesie, non ultimo la stessa sede dell’esposizione torinese, che mette in risalto, oltre che il legame forte che legò Nervi alla prima Capitale, il rapporto con la grande committenza industriale italiana e non solo. Per la costruzione di stabilimenti che fossero non solo funzionali, ma che possedessero anche una notevole qualità formale, vi si rivolsero, tra gli altri, FIAT, Italcementi, Pirelli, Lancia, Burgo e L’Oreal. Capita abbastanza raramente di vedere esposti in una mostra di architettura “capannoni” industriali e strutture produttive, segno di come una mano abile ed una mente geniale potessero plasmare il cemento in molteplici forme e dar vita ad opere (perché di questo si tratta) come il Palazzetto dello Sport di Roma o l’Aula Paolo VI, più nota, per l’appunto, come Aula Nervi, in Vaticano.
L’esposizione è inoltre un’occasione per esplorare il poco noto ruolo di inventore del Nostro, che, ad una lunga e proficua carriera da progettista associò un’altrettanto lunga e ricca lista di brevetti, legati all’edilizia, come il ferrocemento ed alcune modalità di prefabbricazione degli elementi in calcestruzzo, campo in cui si pose come pionere, e riuscì, grazie ai suoi metodi, a portare a termine costruzioni molto grandi e complesse, in tempi record.
Sarebbe opportuna un’approfondita riflessione sulla figura di Nervi teorico, oltre che archingegnere. Nei suoi scritti si può notare come i problemi della didattica delle facoltà di architettura, soprattutto relativamente all’insegnamento delle discipline strutturali siano rimasti (dagli anni ’60) all’incirca gli stessi. Abbastanza drammatico.
Dunque questa mostra deve essere soprattutto lo spunto di riflessione per chi tende a slegare due facce della stessa medaglia, aspetti strutturali ed aspetti formali della progettazione architettonica, senza tenere conto che maturare una visione completa di entrambi può dar vita ad autentici capolavori, giocando con le strutture, la loro forma, il modo in cui la luce si rifrange su di esse.
Proprio come quelli di Nervi, una personalità di cui un certo Le Corbusier, certo non troppo noto per la sua modestia, disse

“non si definisce architetto, ma è migliore di quasi tutti noi”.

Con quel “quasi” forse Corbù si autoescludeva, ma non avrebbe potuto fare altrimenti, o i più lo avrebbero percepito come un’avanzata dell’ingegneria a scapito dell’architettura. Nulla di più falso. Pier Luigi Nervi è da definirsi come uno dei più grandi architetti. Architetto perché crea volumi, spazi e luoghi degni di essere chiamati tali, tra i più grandi perché con le strutture ci sapeva fare. E gran bene.

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