Il museo è stato concepito come un luogo per interpretare e visualizzare il sito archeologico di Madinat al Zahra. L’idea era quella di creare un edificio in cui il lavoro degli archeologi sarabbe stato visibile al pubblico, redendolo in effetti una sorta di “museo-lavoro”. Il concorso internazionale, indetto nel 1999, fu vinto da Nieto Sobejano Architetti, studio che già molto spesso aveva lavorato a progetti destinati a musei e centri culturali ai quali vi era l’aggiunta di interventi su siti storici.
Madinat al Zahra è situata a cinque miglia da Cordoba, circondata di terreni agricoli , edifici residenziali a sud e delimitata a nord dalle pendici delle montagne della Sierra Morena. Il museo si colloca dove il terreno degrada dolcemente verso sud–est della città, appena fuori l’area dei resti archeologici e il primo input progettuale evidenzia la particolarità del sito che è, secondo gli studiosi espressione nostalgica di un linguaggio tipicamente orientale tradotto in forme romane e visigote utilizzando materiali locali e tradizioni artigianali.
L’obiettivo, delineato dettagliatamente nel concorso, era quello di creare un museo archeologico che non solo visualizzasse i manufatti archeologici ma che potesse interpretare il luogo e la sua architettura. L’edificio inoltre era destinato alla squadra archeologica come quartier generale e formazione degli stessi archeologi , per ospitare gli impianti di ricerca e strutture per conferenze. Un programma decisamente ambizioso quanto complesso che nel progetto di Nieto Sobejano si sviluppa su una superficie totale di 9.125 mq su due livelli : al piano terra le principali aree del programma , il livello inferiore ospita invece le aree di lavoro per la ricerca archeologica. L’edificio è costituito da una serie di rettangoli che si ripetono in maniera modulare seguendo sempre uno stretto rapporto con il paesaggio circostante quasi a simulare nella struttura una sorta di scavo archeologico che emerge dal terreno solo per una minima porzione, divenendo una sorta di belvedere che offre la vista sul sito.
Anche se l’edificio è parzialmente interrato, varie soluzioni sono state impiegate per garantire la presenza di luce naturale a partire da un patio centrale , principale elemento organizzatore della costruzione che determina una suddivisione secondo due aree, a ovest l’area pubblica , a est e a sud le aree “private” ( personale museo, archeologi e ricercatori) ; seguono poi una serie di patii che permettono di illuminare la massa dell’edificio. Piccole aperture rettangolari di dimensioni diverse corrono lungo il patio centrale, l’ala ufficio e l’ala biblioteca. Attraverso rampe in discesa interne ed esterne si passa dalla zona pubblica a quella operativa del museo, che è fruibile mediante finestre interne ed esterne. Il visitatore in questo modo percepisce l’esperienza di “camminare tra le mura” , come spiega lo stesso Sobejano, da uno spazio all’altro esattamente come avviene sul sito archeologico. Ciò rivela ancora una volta la volontà progettuale di integrazione tra archeologia, conservazione e museologia.
Forme architettoniche e materiali si ispirano , per astrazione, a resti di edifici di Umayyad e di Cordoba, come tale vi è una limitata varietà di materiali che sottolineano per altro il semplice e raffinato carattere degli architetti: intonaco bianco che contrasta le forme in legno iroko enfatizzando l’orizzontalità del progetto e acciaio corten per porte, finestre e per il monumentale pannello a nord del cortile evocando alle massicce porte in bronzo di Mozquita. Murature portanti in cemento e pavimentazioni in lastre di cemento per gli interni mentre in pietra calcarea per i patii esterni.
Ma il significato del museo si estende ben oltre l’eccellenza architettonica e la sensibilità del sito; esso riflette una inversione della storiografia spagnola che per decenni ha negato il passato islamico come parte del patrimonio della nazione. Per storici e critici culturali, il museo racconta una storia di tolleranza e di convivenza con l’impero islamico in rapporto all’Europa , storia che diviene attualità e può dare forma a una più contemporanea e differente percezione della cultura islamica.
Architetto: Nieto Sobejano Arquitectos S.L.P (Fuensanta Nieto – Enrique Sobejano)
Localizzazione: Recinto Arqueológico Madinat al Zahra, Córdoba, Spagna
Committente: Junta de Andalucía, Consejería de Cultura
Strutture: N.B.35 S.L.
Impresa: ECASUR 10, S.A.
Cronologia: 2001(progetto)-2005/08(ultimazione)











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