San Paolo è un caleidoscopio di immagini e condizioni contrastanti, contemporaneamente verticale e orizzontale, densa e rarefatta, ricca di aree verdi oppure costruita così intensamente da risultare addirittura oppressiva; povera ai limiti dell’indigenza ed allo stesso tempo ricca, esclusiva, desertica e rigogliosa, vecchia nella sua modernità. Impercorribile, intasata di automobili, eppure priva di una efficiente rete metropolitana, tutto si concentra in superficie: una incredibile sintesi di vita, di densità di volumi e costruzioni accatastate le une sulle altre.
Un numero impressionante di palazzi disegna un orizzonte cortissimo, che appare in continua espansione mentre nelle zone entrali spesso si trovano strutture vuote ed inspiegabilmente abbandonate (oltre 200 nel centro). L’accavallarsi di strati e sovrapposizioni rappresenta la vera identità della città, o se vogliamo, delle tante e diverse città che si avvicendano e si inseguono senza soluzione di continuità, dove il centro storico – che non é il centro della vita – è recente (Avenida Paulista) e l’antico (Praca da Se) è periferico, marginalizzato, degradato da condizioni sociali e abitative degradate, depauperate. Un luogo dove si celebra il nuovo e per molti anni si è dimenticato l’esistente, un vecchio che non è mai riuscito a diventare antico, memoria, tradizione, almeno, simbolicamente, fino alla inversione di tendenza compiuta da Paulo Mendes da Rocha con il restauro ed il recupero del Liceu de Artes e Oficios trasformato nella nuova pinacoteca.
La viabilità è spesso sovrapposta con viadotti e sottopassi che si intersecano celando la vera quota di un terreno che raramente è orizzontale e quindi più accogliente alla fondazione di una città, il fiume, anche se ripulito non appare come un normale corso d’acqua e le sue sponde fiancheggiate da strade ad alto scorrimento, si configurano più come una infrastruttura per lo smaltimento dei reflui urbani che non come un elemento naturale seppur incastrato in un ambito metropolitano. In questo quandro gli edifici sono così molteplici e variegati da costituire, per uno studioso di architettura, il più alto concentrato al mondo di variabili compositive da cui emergono, sorprendentemente, alcuni tratti comuni e soluzioni stilistiche che declinano il moderno in una sequenza infinita di mmagini non consolidate.
Struttura urbana di estensione territoriale
La posizione geografica della città di Sao Paulo ebbe un carattere strategico nel favorire la penetrazione nelle regioni interne del continente durante il peiodo di colonizzazione portoghese, e -ancora oggi- svolge un ruolo polarizzante nell’organizzazione delle reti stradali e ferroviarie di collegamento con le regioni del sud-est e del centro-ovest del Brasile. La sua ubicazione deriva da caratteristiche geomorfologiche di estensione continentale, per la presenza di una gigantesca formazione montuosa che si estende dalle aree centrali fino alle regioni meridionali della costa brasiliana e che divide l’altopiano interno dalla pianeggiante fascia costiera. Le aspre pendici formano, inoltre, una barriera quasi continua, che raggiunge un’altitudine di circa 2000 m, condizione questa che ha concentrato le principali città lungo la striscia costiera.
Sao Paulo fu uno dei primi insediamenti creati per facilitare l’occupazione dell’altopiano, sorto in cui l’altitudine della Sierra do Mar si riduce ad appena 800 metri, permettendone, quindi, l’attraversamento. Una caratteristica questa già sfruttata dagli indigeni per creare il collegamento tra la costa e la rete di percorsi che portano all’interno del continente.
Tra gli insediamenti sorti in quell’area, fu proprio Sao Paulo ha presentare le migliori condizioni per divenire il punto di partenza per la colonizzazione delle regioni interne. Quando nel 1554 fondarono la città sulle alture di una collina a forma triangolare, i gesuiti fecero tesoro dell’esperienza dei colonizzatori portoghesi che edificavano le loro città in luoghi ropizi alla difesa militare.
Gli accentuati declivi su due dei tre margini della collina degradano a nord-ovest verso il solco del fiume Anhangabaù, formando una stretta valle, e ad est verso l’estesa pianura in cui scorre il fiume Tamanduateì, principale via di accesso navigabile tra la città e le alture della Sierra do Mar. Prossimo al vertice nord del triangolo, un terzo e più importante corso d’acqua, il fiume Tietè, offrendo buone condizioni di navigabilità verso le aree interne del continente, divenne la via d’accesso principale per le spedizioni coloniali.
Le statistiche riportano che Sao Paulo nel 1872 contava 31.385 abitanti, mentre nel 1890, dopo l’abolizione della schiavitù e quando si iniziarono a raccogliere i frutti dell’economia del caffè, i suoi abitanti passarono a 64.934. Nel 1900, agli albori del periodo repubblicano, la città contava già 239.820 abitanti; Venti anni dopo, ai primi bagliori della modernità culturale, arrivava a 579.033, mentre dal 1940 al 1950 il numero quasi raddoppiò, passando da 1.326.261 a 2.198.096. La città conta oggi 11.244.369 residenti ed è capoluogo di una regione metropolitana con circa 20 milioni di abitanti. Sono trascorsi tre secoli tra la fondazione di Sao Paulo e la città che oggi riconosciamo come manifestazione urbana.
Si tratta di una realtà che trae origine da un afflusso demografico risultante da una congiuntura sociale, economica e politica a cui hanno contribuito svariati fattori, quali la produzione di caffè destinata all’esportazione, la fine della schiavitù e della monarchia, l’avvio della industrializzazione interna e un’immigrazione senza precedenti. Tutto ciò ha portato all’instaurazione di una società dai tratti complessi.
Tali eventi succedutisi tra la fine del XIX e primi del XX secolo hanno trovato espressione in una singolare e straordinaria modalità di espansione urbana: possiamo affermare che è la trasformazione di marchio distintivo di Sao Paulo, poiché, mentre cresceva orizzontalmente, la città andava riedificandosi sul medesimo tessuto urbano. E tutto questo nell’arco di un solo secolo. Se associamo il considerevole aumento demografico alla modalità con cui i vari gruppi etnici si sono stanziati in questa regione e hanno dato vita ad un processo di mutua contaminazione di usi e costumi, pur mantenendo i propri sistemi di valori e le proprie forme di occupazione urbana, possiamo elaborare un’idea di città che sfugge a quanti vi si accostano da semplici visitatori.
Agli albori della sua crescita demografica, Sao Paulo accolse gruppi etnici provenienti da molte regioni del Brasile e del resto del mondo, dando vita ad una consuetudine sociale che si diffuse rapidamente: ciascun gruppo tendeva a riconoscersi sulla base di una continua presa di coscienza delle reciproche affinità e divergenze, associando i propri comportamenti e modi di essere alle rispettive origini geografiche e culturali. L’analisi di tematiche simili si riscontra con frequenza nelle cronache e nelle opere letterarie dell’epoca, nelle quali presero corpo architetture, stigmatizzazioni e pregiudizi, ma anche segnali privilegiati di natura identitaria.
In una città la cui genesi storica passa attraverso correnti migratorie interne ed esterne, un’urbanizzazione ed una crescita demografica esplosive, nonché un crogiolo di costumi coesistenti nello stesso spazio, indagare l’assidua presenza delle rappresentazioni delle diverse identità “straniere” rappresenta un tipo di approccio alla comprensione della singolare relazione che si è venuta a creare tra cultura e spazio urbano. Sao Paulo può essere vista come un mosaico di memorie di luoghi altri che ciascun immigrante o gruppo sociale ha portato con se in qualità di valore della propria idea di città o di urbanità. Memorie di luoghi altri e memorie di ciò che oramai è stato distrutto forniscono la linfa vitale a una città che, pur essendo concreta, è anche rappresentazione di altre città e culture.































































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