Il nuovo museo di arte contemporanea (HEART) nella cittadina di Herning, in Danimarca, si colloca su di un’altura tra un’area industriale -prossima ad assi viari di elevata percorrenza- in un’ex fabbrica di vestiario. L’edificio in bianco calcestruzzo a vista si relaziona con contesto sul filo della storia dell’industria tessile e delle opere d’arte della collezione del produttore Aare Damgaard.
Lo spazio architettonico, inteso come volume, sembra emergere da un terreno mosso di colline erbose e impreziosito da uno specchio d’acqua: quattro dita d’irradiano dal centro dell’edificio trovando naturale prolungamento nelle colline ricoperte di erba.
Il corpo di fabbrica instaura una profonda relazione con il paesaggio e “intesse” da ogni punto di vista, prospetti complessi e assoluti o cannocchiali visivi.
Le qualità scultoree trovano massima enfasi nel gioco di luci ed ombre. Alla base della sovrapposizione volumetrica dell’immagine di partenza sta l’idea di accavallare cinque segmenti di copertura a nastro in maniera simile alle maniche di camicie, una sull’altra. L’idea architettonica di tessuto si legge chiaramente anche nella materialità delle facciate. Le superfici dei setti in calcestruzzo bianco appaiono al visitatore che vi si avvicina come una stoffa stropicciata dove ogni poro è visibile e percepibile. La superficie monocromatica e tissurata, realizzata con l’ausilio di una cassaforma con rete in plastica, rimanda oltretutto all’opera dell’italiano Piero Manzoni, la quale costituisce un elemento focale della collezione. Il fulcro dell’edificio è costituito da due “scrigni”con sale espositive che si raggruppano intorno al foyer, alla sala concerti, alla biblioteca, al caffè-ristorante e al palcoscenico open air. Spazi funzionali che possono essere utilizzati indipendentemente dall’attività museale senza disturbare l’atmosfera contemplativa dell’officina delle arti.
Gli interni sono caratterizzati da elementi di copertura a volta con un intradosso convesso che ricorda delle vele o dei nastri di stoffa. Gli elementi di copertura, al contrario della prima impressione che se ne percepisce, non sono gusci monolitici in calcestruzzo ma sono parti composte da travi reticolari in acciaio intonacate. I segmenti di copertura sono tra loro sfalsati per creare un grande lucernario centrale. Gli spazi espositivi sono stati studiati per essere illuminati da luce naturale filtrata attraverso elementi in vetro profilato sabbiati con isolante termico intermedio traslucido. Al carattere scultoreo del soffitto si contrappone contemporaneamente un pavimento in calcestruzzo color antracite.
Architetto: Steven Holl Architects
Steven Holl (design architect)
Noah Yaffe (project architect)
Chris McVoy (project advisor)
Lesley Chang, JongSeo Lee, Julia Radcliffe, Filipe Taboada,
Christina Yessios (project team)
Cosimo Caggiula, Martin Cox, Alessandro Orsini (competition
team)
Localizzazione: Herning, Danimarca
Cronologia: 2005(progetto)-2009(ultimazione)
Committente: Herning Center of the Arts
Architetto locale: Kjaer and Richter A/S
Ingegneria meccanica: Niras, Transsolar
Ingegneria strutturale: Niras
Paesaggio: Schønherr Landskab
































































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