Il complesso storico della sede del quotidiano milanese, su cui – dal 1989 – Vittorio Gregotti è chiamato ad intervenire, viene progettato da Luca Beltrami, architetto studioso e giornalista, che fu comproprietario della testata e brevemente direttore nel 1896.
Il complesso originario, al cui iter progettuale prende parte anche l’Ingegner Luigi Repossi, stupisce per la vistosa ambiguità tipologica, che negli allineamenti orizzontali della facciata, nel ritmo e nel taglio delle aperture e nel linguaggio pacatamente ecclettico viene assimilato ad un comune palazzo di abitazione borghese; appare come un’architettura mimetica, dove nessun elemento segnala la destinazione terziaria nè denuncia che quella è, effettivamente, la redazione del più diffuso quotidiano in Italia.
Durante il regime fascista, la sede si allarga acquisendo la quasi totalità dell’isolato su cui insisteva.
Nel 1960, Alberto Rosselli progetta il nuovo edificio che ospita i nuovi impianti per le rotative, in ferro e vetro, sacrificando il nucleo originario dello stabilimento industriale, il giardino e le due ali interne della villa Feltrinelli.
Il quadro con cui Gregotti viene a confrontarsi non urge solo di una nuova unità e dignità formale per una significativa parcella urbana, ma anche, di una rimodellazione dell’immagine aziendale ormai antiquata e casuale, quanto di attribuire piena funzionalità all’insediamento edilizio, adeguando ad i nuovi parametri di sicurezza e alle nuove pratiche produttive della stampa, che la rivoluzione informatica ha drasticamente mutato.
L’intervento, che si concretizza fra il 1990 e il 93, costringe al trasferimento delle lavorazioni industriali pesanti, la stampa vera e propria, i trasporti di bobine e giornali stampati, processi rumorosi e prevalentemente notturni, inadatte per una zona così centrale della città. La sede storica, allora, viene destinata ad ospitare i soli uffici (direttivi, tecnici, amministrativi, legali e commerciali), le tre redazioni, la composizione grafica e l’archivio storico. Vengono opportunamente integrati ambienti sussidiari come la mensa con dispensa e cucina, il bar, sale per fumatori(opportunamente ubicate), una libreria, una sala conferenze con 200posti accessibile anche dall’esterno; una seconda sala ad uso interno, collocata al centro della strada di attraversamento dell’isolato e un parcheggio interrato. Il complesso viene dotato di di impianti tecnici contemporanei: centrale termica,doppia centrale frigorifera e quattro centrali per il trattamento dell’aria.
Il cantiere dei lavori non deve assolutamente ostacolare la preparazione dei quotidiani, che continua a svolgersi normalmente grazie ad un accuratissimo cronoprogramma che disciplina le diverse fasi del cantiere: demolizioni, nuove edificazioni, ristrutturazioni, interventi di manutenzione ordinaria e/o adeguamento, messi a punto specificamente, in relazione allo stato, alla qualità edilizia, alla storia del manufatto.
Il progetto riguarda soprattutto l’agglomerato di costruzioni che si articola lungo via San Marco. Per il corpo degli uffici di via Solferino l’intervento si limita al restauro e al ripristino. L’azione di Gregotti prende le mosse a partire dallo studio attento e minuzioso delle stratificazioni storiche, lo studio minuzioso e attento dei modi e fasi di crescita, attraverso la comparazione delle planimetrie storiche, di disegni di archivio e di foto d’epoca, conforto per il progettista nell’individuazione di tracciati fondativi dai quali derivare le linee guida progettuali salienti.
Degli eterogenei corpi di fabbrica vengono enfatizzati gli allineamenti che seguivano le strade vicinali, hanno impresso nel tempo due diversi orientamenti distinti degli edifici industriali su via San Marco e ai vacui interclusi; il primo, parallelo a via Solferino, ha i muri d’ambito all’ineati con l’ortogonale via Moscova; il secondo ruota di alcuni gradi assecondando l’andamento della Casa Medici, allineata con via Montebello. La casa Rigamonti, priva di interessi storico-architettonici verrà demolità, la unica in realtà, e sostituita da un edificio edificato ex novo , che però mutua i la grammatica compositiva delle parti recuperate:basamento liscio concluso da un turgido toro in beola, intonaco a bande orizzontali in lastre di alluminio di color giallo senape, che impaginano l’attico sommitale in lastre di alluminio flammato, inciso con lunghe asole finestrate. Un approccio conoscitivo tradotto in uno smontaggio virtuale dei meccanismi di crescita dell’agglomerato; una attenta indagine dei “solchi”generativi del passato remoto e prossimo, la messa in luce dei caratteri propri del sito e la natura delle opere che il suo completamento esige.
Architetto: Vittorio Gregotti
Localizzazione: via della Moscova-via San Marco-via Balzan, Milano
Committente: RCS-Rizzoli Corriere della Sera
Cronologia: 2001 – 2006 (progetto esecutivo e realizzazione)
Dati dimensionali: 7.400 mq area progetto, 18.000 mq superf.lorda
Strutture: Domenico Insinga
Impresa: Colombo Costruzioni, Lecco














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